Caffetterie italiane

CULTURA

La cultura del caffè non è solo nella tazzina che ogni giorno beviamo in diversi momenti della giornata. In quel momento assaporiamo in un solo momento la cultura indo-americana dove il caffè era una religione e quella  mediorientale dove si è diffuso ed ha assunto peculiarità specifiche, senza dimenticare i mille modi in cui il caffè diventa ingrediente fondamentale di tante ricette in giro per il mondo. Oltre al mondo che c’è nella tazzina, vi è anche una grande storia che intorno al caffè si è sviluppata, una storia nella Storia che ha accompagnato amori, rivoluzioni, grandi opere e grandi idee. In breve, ecco le tappe principali.

Caffetterie italiane

L’Italia, come altri paesi europei, vanta un’illustre tradizione di Caffè letterari. Diffusisi in ogni parte del Paese. I più importanti Caffè italiani hanno avuto un ruolo di primo piano nella diffusione delle idee politiche del tempo e sono stati sovente spettatori della nascita di indimenticabili opere letterarie. Quando il caffè aguzza l’ingegno.

Caffè Pedrocchi di Padova

Uno dei Caffè più celebri d’Italia è il Caffè Pedrocchi di Padova. Costruito tra il 1819 e il 1832, su disegno del veneziano Giuseppe Jappelli, il quale scoprì, con gli scavi per la costruzione, degli importanti reperti di epoca romana, che confermarono in quel luogo e nelle adiacenze l’esistenza di un porto fluviale.

Il Pedrocchi, il cui nome deriva dal suo fondatore Antonio Pedrocchi, è stato centro di attività e cospirazione patriottica, nonché teatro di lotta durante la repressione austriaca dell’8 febbraio 1848. I padovani erano soliti chiamarlo “il Caffè senza porte”, ed effettivamente il locale dal 1831 al 1916 rimase sempre aperto, anche di notte, per volontà degli antichi proprietari.

Il Florian di Venezia

Sempre in Veneto si trova un altro mitico Caffè: il Florian di Venezia. In posizione prestigiosa sotto i portici delle Procuratie Nuove in Piazza San Marco, il Caffè Florian è giustamente considerato uno dei simboli della città. Inaugurato il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesco con il nome “Venezia Trionfante”, divenne rapidamente conosciuto dagli avventori come Florian, la più famosa “botega da caffè” dell’epoca. E mentre si servivano rosoli, caffè e vini di Oriente, la storia passava davanti alle vetrate artistiche del locale: l’ascesa e la caduta della magnifica Repubblica Serenissima di Venezia, le cospirazioni segrete di quanti volevano sovvertire il dominio francese e quindi austriaco, e poi, durante la rivolta del 1848, la cura dei feriti all’interno delle sale del locale. Sin dalla sua inaugurazione il Caffè Florian vanta una clientela illustre. I nobiluomini veneziani usavano sedersi accanto ad ambasciatori, mercanti, cacciatori di fortuna, uomini di lettere e artisti, ma anche a semplici cittadini. Tale variegato assortimento inevitabilmente stimolava l’immaginazione e la creatività di un osservatore arguto dei costumi sociali come il commediografo Carlo Goldoni, che si narra essere entrato nel Caffè Florian per la prima volta nel 1721, ancora ragazzo. Trattandosi dell’unico locale del tempo che consentiva l’ingresso alle donne, il Florian era inoltre un luogo di caccia per Casanova, sempre alla ricerca di compagnia femminile. Il Caffè era un crocevia di umori e notizie in costante cambiamento: da affari di stato a pettegolezzi locali e chiacchiere frivole sull’ultima moda. Non fu quindi il caso a far scegliere a Gaspare Gozzi il Caffè Florian come uno dei pochi luoghi in cui si potesse acquistare la sua Gazzetta Veneta, tra i primi quotidiani italiani. Le sale dall’atmosfera riservata hanno ricevuto personalità illustri quali Parini, Silvio Pellico, Nicolò Tommaseo e Daniele Manin, che ai tavoli del Caffè proclamarono le proprie idee di indipendenza e libertà, Lord Byron, Ugo Foscolo, Goethe, Madame de Staël, Chateaubriand, Charles Dickens, Marcel Proust, Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, Rousseau, Rubinstein, Stravinsky, Modigliani e Campigli, solo per citarne alcune.

Alla fine dello scorso secolo Riccardo Selvatico e i suoi amici si incontravano nella Sala del Senato del Caffè Florian per discutere dell’idea di organizzare un’esposizione d’arte biennale, la futura Biennale di Venezia, come omaggio al Re Umberto e alla Regina Margherita d’Italia. La prima Esposizione Internazionale d’Arte fu organizzata nel 1895. Il Caffè rimase aperto e attivo anche in tempo di guerra come luogo ideale per bere e incontrarsi tra amici. Verso la fine del secolo, il Caffè Florian adottò l’idea tradizionale derivante dall’Europa Centrale di café-concerto con un’orchestra permanente: in questo modo rese le estati veneziane più piacevoli. E ogni giorno, oggi, ci si può trovare seduti al fianco di stelle del cinema o del teatro, nonché di grandi personaggi del mondo dell’arte, della cultura, della politica e degli affari.

Il Gambrinus

Scendendo più a Sud, non si può certo dimenticare il famoso Gambrinus di Napoli, denominato così nel 1890. Le sue sale sono state testimoni, anno dopo anno, della silenziosa rivoluzione che, durante la belle époque, fece del ceto borghese il protagonista assoluto. Più di semplici Caffè, a Napoli come nelle altre capitali europee, questi luoghi furono ritrovo nei quali intellettuali, politici, artisti e rappresentanti di tutte le classi professionali si riunivano dando origine ad alcune pagine della storia culturale, sociale e politica dell’epoca. Tra questi si annoverano D’Annunzio (che seduto a questi tavoli scrisse la canzone “AVucchella”) Bracco, Scarfoglio, Di Giacomo, Russo. I locali del “Gambrinus”, inoltre, furono arricchiti da sculture e dipinti di famosi artisti. Basta citare i vari Curri, Cozzolino, D’Agostino, De Sanctis, Scoppetta, Volpe, Caprile, Frabon, Migliaro, Pratella, De Curtis, Renda, Cepparulo, Sortino, Alfono e tanti altri che con le loro opere hanno contribuito a magnificare il “Salotto di Napoli”.

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